Sesso e infezioni

Infezioni Sessualmente Trasmesse: il Papillomavirus Umano (HPV)

Educazione Sessuale - Modulo A

Il Papilloma Virus Umano o HPV (acronimo di “Human Papilloma Virus”) è un virus a DNA, molto diffuso nella popolazione mondiale e causa di vari quadri patologici, prevalentemente della sfera genitale.

L’infezione da HPV è la più comune delle infezioni a trasmissione sessuale e, talvolta, per trasmettere l’infezione, è sufficiente un semplice contatto nell’area genitale (rapporto sessuale non completo). Esistono circa 120 tipi diversi di HPV dal punto di vista genetico capaci di infettare l’uomo, un terzo dei quali associato a patologie del tratto ano-genitale, sia benigne (per esempio, i condilomi) che maligne (come il cancro della cervice uterina).

L’HPV è responsabile del carcinoma della cervice uterina, primo tumore riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile ad una infezione. L’infezione da HPV non determina nessun disturbo o sintomo particolare. La maggior parte delle infezioni guarisce infatti spontaneamente senza conseguenze e senza causare lesioni. La presenza di portatori sani è dunque molto frequente nella comunità, ma pur non presentando manifestazioni evidenti dell’infezione, sono in grado di trasmetterla.

Solo una minoranza di infezioni diventa cronica, ed è proprio in questa situazione che il virus, nel tempo, può indurre la comparsa di lesioni pre-cancerose (precursori del cancro). La maggior parte di queste lesioni guariscono spontaneamente ma alcune, se non riconosciute tempestivamente e curate in modo appropriato, possono progredire lentamente verso il cancro.

I tipi 16 e 18 sono più spesso responsabili della cronicizzazione dell’ infezione e del l’eventuale sviluppo del cancro della cervice. Fumo di sigaretta, numero dei partner, contemporanea infezione da HIV ed aver avuto molti figli, sono fattori favorenti la possibilità di sviluppare il tumore.

Per diagnosticare tempestivamente le alterazioni delle cellule della cervice uterina che possono essere provocate dal virus HPV, occorre eseguire regolarmente il pap test. Si tratta di un esame che consiste in un semplice prelievo di cellule della cervice uterina da parte del ginecologo, e successiva analisi al microscopio delle stesse da parte del patologo, alla ricerca di eventuali anomalie.

In presenza di alterazioni cellulari al pap test, è opportuno effettuare un altro esame, la colposcopia, che permette al ginecologo di esaminare attentamente la cervice uterina e identificare eventuali lesioni macroscopiche, che potranno poi essere opportunamente trattate. E’ importante infine effettuare anche l’HPV-test, che consente di accertare la presenza del virus HPV e identificare i genotipi presenti.

L’infezione da HPV è molto difficile da prevenire essendo molto comune e soprattutto diffusa fra le persone giovani; inoltre il condom non garantisce una protezione del 100%. Una volta acquisita l’infezione di uno o più tipi di papilloma virus, l’eventuale guarigione e dunque la scomparsa dell’infezione dipenderà dalle difese dell’organismo.

La Vaccinazione contro l’HPV

Educazione Sessuale - Modulo B

Il vaccino anti-HPV è stato prodotto e commercializzato allo scopo di fornire uno strumento per prevenire l’infezione dei tipi virali in esso contenuti, e conseguentemente prevenire tutte le problematiche correlate. I vaccini ora disponibili sono costituiti da particelle simil-virali (come gusci vuoti, privi del DNA del virus), che non hanno alcuna capacità di riprodursi o infettare l’organismo umano, ma che presentano una conformazione esterna assolutamente simile a quella dei virus vivi.

Dopo la somministrazione del vaccino, il sistema immunitario del soggetto viene così stimolato a produrre anticorpi contro le proteine presenti sulla superficie dei virus: quindi in caso di eventuale esposizione naturale al virus, questo viene bloccato dagli anticorpi prodotti prima che possa penetrare nelle cellule delle mucose genitali.

In Italia sono attualmente disponibili due diversi vaccini contro l’infezione da HPV: uno che contiene i genotipi 16 e 18 (vaccino bivalente) e uno contenente 4 genotipi (vaccino tetravalente) che contiene oltre ai genotipi 16 e 18, anche i genotipi 6 e 11.

I tipi 16 e 18 sono responsabili di oltre il 70% di tutti i carcinomi della cervice uterina, mentre i tipi 6 e 11 causano oltre il 90% dei condilomi ano-genitali.

La vaccinazione si è dimostrata capace di impedire l’instaurarsi delle infezioni acute causate dagli HPV contro cui ci si è vaccinati, di evitare l’evoluzione delle infezioni verso una forma cronica e di ostacolare la progressione verso lesioni pre-cancerose (necessarie per arrivare al tumore vero e proprio). Il vaccino ha un’azione preventiva e non è efficace quando i virus sono già penetrati nelle cellule delle mucose. Quindi la vaccinazione è primariamente rivolta a soggetti non infetti, preferibilmente prima dell’inizio dell’attività sessuale, anche se la precedente attività sessuale non è una controindicazione alla vaccinazione.

Dato che la risposta immunitaria si è dimostrata più elevata nei soggetti giovani, che non hanno avuto ancora contatti con l’HPV, attualmente in Italia il vaccino è raccomandato (e fornito gratuitamente) per tutte le ragazze nel corso del 12° anno di età (può essere somministrato a partire dai 9 anni); può comunque essere somministrato fino ai 45 anni in donne non infette. Dagli studi clinici sulla sicurezza è emerso che il vaccino, se somministrato quando la donna non ha ancora avuto contatto con il virus, assicura una protezione molto elevata (90-100%) nei confronti delle lesioni precancerose provocate da HPV dei tipi 16 e 18.

Non è prevista, al momento attuale, un’offerta gratuita della vaccinazione dei maschi perché non vi è per il maschio un tumore di altrettanta pericolosità e diffusione come il tumore della cervice uterina nella femmina. Tuttavia la vaccinazione è efficace anche nel maschio nella prevenzione dei condilomi genitali e delle lesioni pre-cancerose tipiche del sesso maschile (ano, pene, etc.). Pertanto, la vaccinazione del maschio è oggi possibile quale misura di prevenzione individuale.

Infezioni Sessualmente Trasmesse: Clamidia e Herpes genitale

Educazione Sessuale - Modulo C

La clamidia è un’infezione sessualmente trasmessa tra le più comuni, causata da un batterio intra-cellulare obbligato, Chlamydia trachomatis. Più comunemente, l’infezione interessa le donne, soprattutto le giovani sessualmente attive, spesso con manifestazioni sintomatiche molto leggere (secrezioni, irritazione, prurito genitale) o assenti.

L’infezione si trasmette generalmente attraverso i rapporti sessuali di ogni tipo (vaginali, anali e orali); inoltre, una donna gravida infetta può, durante il parto, trasmettere al neonato l’infezione, che si può manifestare come un’infiammazione agli occhi e all’apparato respiratorio.

Se si sospetta tale infezione è bene rivolgersi al più presto al medico ed effettuare una visita di controllo: solo una diagnosi tempestiva ed attendibile è infatti in grado di impedire l’eventuale comparsa delle complicanze più severe. Il test consiste generalmente nel semplice prelievo di un tampone cervicale, uretrale, vaginale o urinario, che verrà poi analizzato in laboratorio alla ricerca del batterio. Data la natura batterica dell’infezione, la clamidia è trattabile con antibiotici.

Se non trattata, l’infezione può progredire causando conseguenze a carico dell’apparato riproduttivo sia maschile che femminile, anche molto gravi. Nell’uomo, può instaurarsi un quadro di infiammazione del testicolo o della prostata, con potenziale compromissione della qualità del liquido seminale (fino all’infertilità). Nelle donne, la complicanza più temibile della clamidia è la malattia infiammatoria pelvica (pelvic inflammatory disease, PID), causata dalla diffusione dell’infezione agli organi pelvici e che può condurre alla sterilità.

Per prevenire l’infezione, è bene evitare i rapporti a rischio e utilizzare il condom.

L’herpes genitale è una patologia causata dall’Herpes virus genitale o Herpes virus tipo II, che viene trasmesso a via sessuale. La prima volta che si contrae l’herpes genitale, i sintomi sono in genere abbastanza rilevanti: alla presenza di bollicine bianche nell’area genitale (in numero variabile da due fino a oltre venti), si accompagna un senso di prurito e tensione fastidioso o anche doloroso. A questi sintomi si unisce inoltre spesso la febbre, il rigonfiamento dei linfonodi inguinali, rossore generalizzato della parte interessata. La contagiosità è massima durante la fase sintomatica.

Il virus dell’herpes una volta contratto tende a rimanere all’interno del corpo umano “silente”, per ricominciare a replicarsi nei momenti di deficit immunitario; gli episodi successivi sono comunque molto meno drammatici in quanto il sistema immunitario conserva la memoria del virus e lo contrasta in tempi molto più brevi.

La diagnosi si basa su un’attenta valutazione clinica. Non esiste una cura che debelli definitivamente il virus: a seconda della situazione, il medico potrà decidere se e come usare i farmaci antivirali. L’uso del preservativo riduce notevolmente il rischio di contagio nei periodi di manifestazione acuta.