Alcol

Siamo tutti vulnerabili? Effetti a breve ed a lungo termine

Alcol e Droghe

Diverse ricerche scientifiche hanno determinato che esistono persone particolarmente vulnerabili a sviluppare una dipendenza nei confronti dell’alcol. Tale vulnerabilità può essere determinata da fattori genetici (e quindi ereditari) e psicosociali che faciliterebbero il manifestarsi di un rapporto di dipendenza con l’alcol. In ogni caso va ricordato che nessuna persona può considerarsi in modo assoluto immune dal pericolo di problemi alcol-correlati.

Il ricorso agli alcolici può essere associato, nella vita di chiunque, a momenti di maggiore vulnerabilità e, se non si ha chiaro di aver a che fare con una sostanza pericolosa, può essere facile usarla per ottenere quegli effetti psicoattivi (euforia, socializzazione, distensione) che normalmente si possono raggiungere senza l’uso di sostanze.

L’alcol viene in parte assorbito dallo stomaco ed in parte dall’intestino e, se lo stomaco è vuoto, l’assorbimento è più rapido. L’alcol, assimilato attraverso il sangue, passa al fegato, che ha il compito di distruggerlo.

Finché il fegato non ha completato la digestione l’etanolo continua a circolare diffondendosi nei vari organi. L’alcol, una tra le sostanze più tossiche, può facilmente oltrepassare le membrane cellulari e provocare lesioni, fino alla distruzione delle cellule.
Nello stato di ubriachezza l’alcol nel sangue raggiunge tutti gli organi, cervello compreso, uccidendo migliaia di neuroni, e il danno cerebrale è irreversibile.
Con un’ubriacatura si perdono circa 100.000 neuroni, tanti quanti quelli di una giornata di vita.

L’alcol provoca un iniziale stato di euforia e perdita dei freni inibitori, ma a quantità progressivamente crescenti corrispondono effetti come riduzione della visione laterale (visione a tunnel), perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione. Quantità eccessive di alcol possono portare fino al coma e alla morte.La velocità con cui il fegato riesce a rimuovere l’alcol dal sangue varia da individuo ad individuo; in media, per smaltire un bicchiere di una qualsiasi bevanda alcolica l’organismo impiega circa 2 ore. Se si beve molto alcol in poco tempo, lo smaltimento è più lungo e difficile, e gli effetti più gravi.

Per quanto riguarda gli effetti diretti a lungo termine l’utilizzo prolungato di alcol nel tempo può aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi, e anche a basse dosi l’alcol accresce il rischio per alcune malattie.
Secondo dati forniti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il consumo di 20 grammi di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina un aumento percentuale di rischio rispetto a chi non assume bevande alcoliche:
• del 100% per la cirrosi epatica;
• del 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe;
• del 10% per i tumori dell’esofago;
• del 14% per i tumori del fegato;
• del 10-20% per i tumori della mammella;
• del 20% per l’ictus cerebrale.

Effetti dell'alcol sulla guida

L’alcol è una sostanza psicoattiva, ossia in grado di interferire con le funzioni neuro-psichiche dell’individuo. Le sostanze psicoattive in generale influenzano la capacità di attenzione, di concentrazione e i tempi di reazione agli stimoli. La stretta e progressiva correlazione fra concentrazioni ematiche di alcol e gli effetti tossici e comportamentali sull’individuo, la disabilità e i sinistri stradali è ormai confermata. Per questo motivo mettersi alla guida di un veicolo dopo aver assunto bevande alcoliche è estremamente rischioso.

Gli effetti dell’alcol sulle funzioni sensitivo motorie e comportamentali riguardano in particolar modo:
• il campo visivo;
• i tempi di reazione;
• la capacità di concentrazione;
• la capacità di giudizio.

Il campo visivo è lo spazio fisico normalmente percepito da un individuo, con un’angolazione pari a circa 180°. A seguito di assunzione di sostanze alcoliche insorgono disturbi alla vista a causa della riduzione della visione laterale (visione a tunnel) e di una ridotta capacità di adattamento alla visione notturna.
Il tempo di reazione è l’intervallo di tempo che intercorre tra l’esposizione allo stimolo e l’emissione della risposta. I tempi di reazione variano individualmente e sono influenzati da diversi fattori. L’alcol rende difficoltosa la coordinazione dei movimenti e aumenta i tempi di reazione; i movimenti e gli ostacoli sono percepiti con notevole ritardo.

L’alcol crea un senso di benessere, di sicurezza ed euforia che porta a sopravvalutare le proprie capacità e ad affrontare rischi che in situazioni normali non sarebbero mai corsi, oltre a ridurre la capacità di impatto con nuovi problemi ed emergenze. L’assunzione di bevande alcoliche compromette inoltre le capacità di vigilanza, e induce sonnolenza.
Il rischio di incidente stradale aumenta in modo esponenziale all’aumentare della concentrazione di alcol etilico nel sangue (alcolemia).
Posto pari a uno il rischio di incidente stradale in condizioni di sobrietà diventa 11 volte superiore con un’alcolemia compresa tra 0,5 g/l e 0,9 g/l.

Un altro fattore che aumenta il rischio di incidente stradale è determinato dall’età: il rischio di incidenti gravi o mortali dovuti all’alcol è più alto nei giovani, probabilmente anche a causa dell’inesperienza.
Con un tasso alcolemico elevato, ad esempio 1 g/l, automobilisti di 35-54 anni incorrono in un rischio di incidente 3-4 volte più elevato di un conducente sobrio; per la fascia d’età 25-34 anni il rischio sale a 6-7 volte, per quella di 18-24 anni arriva a 15.

Infine, la diffusione tra i giovani del binge drinking, ossia l’abitudine di consumare grandi quantità di alcol in una sola occasione, aumenta il rischio di incorrere in incidenti stradali, specie nel fine settimana.
Infatti, la probabilità di incidente nelle ore notturne del fine settimana per soggetti con alcolemia superiore a 1,5 g/l è 380 volte maggiore rispetto ai soggetti in condizioni di sobrietà.

Le droghe e l'impatto dell'alcol sul cervello dell'adolescente

Le argomentazioni scientifiche che possono essere prodotte per dimostrare quanto le sostanze possono essere dannose per il proprio cervello e quindi per la mente sono moltissime ma spesso di difficile comunicazione e spiegazione per la loro complessità scientifica.
Il cervello comincia la sua maturazione acquisendo gli stimoli del mondo esterno a partire dalla nascita, ma completa tale processo tra i 20 e i 21 anni con importanti varianti individuali. Durante questo processo le cellule cerebrali sono particolarmente sensibili e la loro fisiologia e naturale maturazione può venire facilmente alterata e deviata dai forti stimoli provenienti dall’esterno quali quelli prodotti dalle droghe e dall’alcol.

Tutte le sostanze stupefacenti sono psicoattive e in grado, anche a basse dosi, di interferire con questa maturazione cerebrale.
Se il cervello di un ragazzo in piena maturazione viene continuamente sottoposto a sostanze in grado di stimolare enormemente e intossicare le cellule nervose in evoluzione (e quindi particolarmente sensibili) non potrà avere uno sviluppo fisiologico ma sarà deviato dalla sua naturale evoluzione.

Quindi, i danni che queste sostanze sono in grado di produrre nel cervello dei più giovani scardinano importanti e delicati sistemi neuropsicologici all’interno di un sistema cerebrale in piena maturazione, creando, oltre a documentabili danni fisici, anche il persistere di percezioni alterate del proprio essere e del mondo esterno.
Queste percezioni vengono memorizzate dall’individuo creando quindi una distorsione cognitiva che può permanere per moltissimo tempo se non addirittura per tutta la vita, condizionando il “sentire”, il “pensare”, il “volere” e, in ultima analisi, il proprio comportamento.

Molti ragazzi usano nell’età dell’adolescenza droghe e alcol esponendo sé stessi, quindi, ad una violenza neurologica e psichica di cui ignorano sicuramente la gravità. Il consumo di alcol durante l’adolescenza risulta dannoso sia per lo sviluppo fisico ma soprattutto per lo sviluppo cerebrale.
Il cervello infatti, in questa fase della vita è sottoposto alla fase cruciale del suo sviluppo e quindi a notevoli cambiamenti, ed è più sensibile agli effetti tossici dell’alcol.
Le aree cerebrali più vulnerabili sono:
• i lobi frontali, in particolare la corteccia pre-frontale, deputata al pensiero razionale adulto e all’inibizione dei comportamenti impulsivi e infantili;
• i lobi temporali, specialmente l’amigdala e l’ippocampo, che regolano l’una la normale risposta alla paura e l’altra il normale funzionamento della memoria;
• il cervelletto, che regola il movimento e l’equilibrio.
Bere alcol durante gli anni dell’adolescenza può determinare danni cerebrali permanenti, con conseguenti problemi di memoria, incapacità di apprendimento, problemi di abilità verbali, dipendenza e depressione.

In conclusione, per evitare i rischi a breve e a lungo termine, l’uso di alcol andrebbe sempre evitato al di sotto dei 18 anni.

I giovani, l'alcol e il sesso

I giovani usano spesso l’alcol come una sostanza che dà piacere e che aiuta a trascorrere una serata con gli altri eliminando le inibizioni e le resistenze psicologiche alla propria espressione fisica e verbale. I giovani, d’altra parte, riconoscono che l’alcol ha, per gli effetti descritti, le proprietà di una droga.

Fino all’età di 20 anni circa, nel corpo umano non sono ancora presenti gli enzimi destinati alla metabolizzazione dell’alcol.
Le bevande alcoliche, quindi, per i giovani risultano molto più nocive rispetto ad un adulto, perchè l’etanolo non può essere scomposto in sostanze più tollerabili.

Di fronte ad un insuccesso scolastico, ad una lite familiare, per fare qualcosa di diverso in gruppo, per assomigliare agli adulti o per mille altri motivi, molti giovani ricorrono alle bevande alcoliche.
Essi acquisiscono così delle abitudini che possono portarli prima o poi a sviluppare una dipendenza alcolica o una dipendenza mista (alcol, fumo, psicofarmaci, droghe) ancora più pericolosa.

L’alcol è una sostanza che si è conquistata nel tempo la fama di afrodisiaco. In realtà il suo effetto sulle strutture cerebrali è soprattutto di tipo inibitorio. L’effetto deprimente a livello neurologico è di tipo progressivo proporzionalmente alle concentrazioni che raggiunge nel sangue. A basse dosi, un bicchiere di vino o una lattina di birra, l’alcol inibisce i centri del cervello che governano la paura con una conseguente riduzione dello stato d’ansia.
Tale effetto provoca spesso un temporaneo incremento della libido in persone solitamente inibite.

Con l’aumento della concentrazione ematica, l’effetto inibitorio si estende, deprimendo rapidamente il comportamento del soggetto in generale, reazione sessuale inclusa. Ovvero l’alcol è in grado di facilitare l’espressione del desiderio sessuale, ma nello stesso tempo può interferire con la risposta sessuale compromettendo la funzione erettile ed eiaculatoria.

Quanto finora detto fa riferimento ad assunzioni occasionali o in quantità medio-bassa di alcolici; il loro consumo abitudinario in alte dosi compromette infatti in grado severo tutto il circuito della sessualità, dal desiderio all’orgasmo, provocando danni talvolta irreversibili.

Nella nostra cultura spesso si associa l’uso di alcol e la capacità di “reggerne” forti quantitativi (tolleranza) ad una immagine di virilità. Nella realtà, i maschi che usano alcol in dosi elevate possono andare incontro a problemi di sterilità, impotenza e perdita dei caratteri sessuali maschili secondari (peli, tessuto muscolare) con comparsa invece di quelli femminili (ginecomastia, ossia aumento delle mammelle nel maschio). Nelle donne invece possono verificarsi sterilità e problemi mestruali.

Un fenomeno che va ricordato è quello del binge drinking. Con questo termine si intende l’assunzione compulsiva di sostanze alcoliche allo scopo di alterare intenzionalmente le proprie capacità motorie e percettive. Il 14,6% dei giovani intervistati, di età compresa fra 13 e 24 anni, ha fatto esperienze recenti di forti consumi di alcolici concentrati in un tempo breve (almeno cinque bicchieri in due ore, fuori dai pasti).

Unità alcolica e grado alcolico

Si considera moderata, in accordo con le indicazioni dell’OMS, una quantità giornaliera di alcol equivalente a non più di 2-3 Unità Alcoliche per l’uomo, non più di 1-2 Unità Alcoliche per la donna e non più di 1 Unità Alcolica per l’anziano.
La raccomandazione di bere moderatamente riguarda solo gli adulti. Bambini e ragazzi non dovrebbero bere per niente almeno fino all’età di 16 anni.
Una Unità Alcolica (U.A.) corrisponde a circa 12 grammi di etanolo. Essi sono contenuti in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino a media gradazione, in una lattina o bottiglia di birra (330 ml) di media gradazione o in una dose da bar (40 ml) di superalcolico.

La quantità di alcol presente nelle bevande alcoliche viene espressa in grado alcolico che corrisponde alla quantità in ml di alcol etilico presente in 100 ml di bevanda. Per ottenere il contenuto in peso di alcol presente nelle bevande alcoliche occorre moltiplicare il volume per il valore 0,8 che equivale al peso specifico dell’alcol.

Come affrontarlo e/o evitarlo

Aumentare la conoscenza e la consapevolezza degli effetti derivanti dall’utilizzo di alcol, attraverso strumenti multimediali che possano favorire la diffusione di notizie scientificamente corrette e la divulgazione di messaggi chiari, coerenti ed attendibili.